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scrivo una filosofia di vita, e lo scrivo perche l'ho promesso ad una persona. NON è rivolto a nessuno in particolare, è solo un pensiero che avevo da un po e mi pare giusto tramandarlo ai posteri :)
C'è chi gioca a scopa parlando, e chi tromba godendo.
Il primo se la rischia solo al gioco e passa il tempo a parlar come i vecchi, i secondi si divertono, se ne sbattono e trombano.
Morale della favola: perché pensare ai cazzi degli altri mentre la gente è felice e non ti si incula di pezza?
Consiglio della favola: pensa prima di parlare a farti i cazzi tuoi, o almeno se ti devi fare i cazzi degli altri parla anche col prossimo tuo (e ricorda la fatidica domanda: hai le prove di quello che dici oltre le stronzate della gente simile a te?)
A credere a qualcosa ci vuol poco, è affermare di essere nel giusto che pesa. Puoi trascinarti dietro tutti i pappagalli che la pensan come te, ma 2 o 3 persone che ti dan retta son sempre 2 o 3 verità in una storia più grande di loro.
E soprattutto: le mignotte, puttane, zoccole o come dir si voglia qualsiasi altro sinonimo, son quelle donne che fanno sesso a pagamento. Non esiste un limite con cui nella vita una persona scopa. Ne un limite massimo ne uno minimo. Alla fine, usarlo come dispregiativo su una persona è indice 1 di infantilità e 2 di non avere rapporti sessuali come quella persona, che induce 3 ad esser semplicemente gelosi.
E la gelosia è una brutta bestia. Ti fa dire "che mi frega a me di te" quando stai parlando di me. Quando è capitato nella mia vita pensavo "se non ti interessa con chi scopo perché me lo chiedi? Perché o ti interessa veramente o interessa a qualcun'altro. Insomma interessa sempre il fattore [perché metti il tuo arnese in un buco e non nel mio?]".
Bah. Parole parole parole.
Intanto io son felice (e scopo).
lunedì, 21 agosto 2006 alle 11:48 » commenti (7)

Musica nel pensiero...
Ringrazio chi ancora si interessa a questo blog. In fondo, è stato cancellato "solo" 3 volte. Dovevo far perdere le traccie di un passato troppo vicino da poter dimenticare. E quel che fa più ridere, che non lo dovevo dimenticare io :) ma non usciamo fuori dal discorso.
Volevo fare un post su qualcosa oggi, e non tengo idea. Mi limiterò a scrivere il testo di questa canzone che sto sentendo, perché coincide con qualcosa che volevo scrivere. E che magari ho vissuto :) prometto comunque che tornerò a scrivere qualcosa di decente, non solo storie ma attimi di vita da poter trasmettere (a fondo d'esperienza per qualcuno, come fosse un insegnamento) e stronzate che galleggiano nella mia testa senza poter uscire.
Godetevi questa canzone, merita perché questa "storia" l'abbiamo vissuta tutti forse...
"Pino Daniele - Pigro"
Resto....resto a letto,
mentre sento gia l'odore del caffe
ho tante cose da fare ma non mi importa niente
pigro come un gatto e di più
cerco un'idea per dipingere
la mia coscienza sociale o il buco dell'ozono
quello che la gente dice adesso non mi piace
quello che il mondo produce nooo non è mai pace...
Ritornello:
Ho bisogno di te
ho un maledetto bisogno di te
per riempire il mio cuore
per mettermi in discussione si
ogni volta che ho bisogno di te
ho un maledetto bisogno di te
per sentirmi sveglio
per dire che forse è meglio
avere tante abitudini
che diventare pigrooooo
pigroo
Presto...è già tardi
e ti guardo mentre bevi il mio caffè
il tempo non ti perdona
non ti perdona niente
Ritornello:
Ma ho bisogno di te
ho un maledetto bisogno d ite,
per riempire il mio cuore
per mettermi in discussione si
ogni volta che ho bisogno dite
ho un maledetto bisogno di te
per sentirmi sveglio
per dire che forse è meglio
avere tante abitudini, che diventare pigroooo
Quello che la gente dice adesso non mi piace
quello che il mondo produce non è mai pace...non è mai pace
uhhh uhhh uhhh uhhhh mmmh mhh

Cosi iniziava il mio tema alla maturità. Il tempo rapportato alla società era la traccia, e visto che non sapevo che pesci pigliare decisi di farlo. E decisi di farlo di capoccia mia.
Avevo una media del 6 ad italiano. Da inizio medie. Ancora ricordo il mio prof d'italiano che in 2a media aveva capito com'ero scemo a questa materia e mi metteva 6 con una sfilza di meno da far paura. Ricordo un 6 ==. Effettivamente un 5, ma a me piaceva vedere il 6 e mi accontentavo. Figuratevi poi che la mia prof. a fine anno del 5° mi disse: "stai con una media tra il 5 e il 5 e mezzo. E' un 6 regalato questo che ti metto".
Indovinate un po', presi 15 alla prima prova. Uno spettacolo, mi son rifatto di 8 anni di scuola di 6.
In 3 ore di prova (se ben ricordo, ma credo che eran anche 4) ho lavorato 1 ora. Il resto lo passavo a prender per culo gli amici. Ed in live, non via carte o aeroplanini di carta. Che fiQata che è stato quell'esame 
Così, dopo tanto tempo, provo a ricordarmi cos'avevo scritto e a riproporvelo. Ho tenuto sempre abilitati i commenti nei miei blog perché, se passate e leggete fin in fondo, vuol dire che siete interessati, e se siete interessati, potete avere una vostra opinione diversa o simile alla mia. E visto che internet facilita la conversazione e il dialogo tra utenti, scrivete quel che pensate
molto very simple.
"Time and Society
il tempo e la società. E' il tempo che manovra la società o la società che lo manovra?
Questa è una domanda elementare, in fondo. Il tempo l'han creato gli uomini, e l'han trasformato nel corso dei secoli in una legge di vita. Se sembrano paroloni insensati o poco logici, basti pensare ad una qualsiasi ora della giornata a noi cosa comporta.
Nell'andare avanti col tempo, è diventata una consuetudine avere certi comportamenti in una certa ora della giornata. Come spiegate sennò il famoso thè inglese alle 5 spaccate? Penso che prima, quando non esistavano orologi e meridiane, il thè alle 5 diventava molto impreciso da rispettare.
Il perché è semplice. A parte il fatto (ovviamente) dell'amore inglese per il thè, questa routine nasceva da una necessità fisiologica. Quella che oggi noi chiamiamo "merenda" e che il nostro popolo soddisfa verso le 4 di pomeriggio.
Nessuno ha mai detto quando si deve fare colazione, ma con il tempo e le diverse necessità di diversi individui hanno concentrato verso quest'orario la nostra merenda. Stessa cosa successa agli inglesi con un'ora di ritardo (che, escludendo il GMT, è praticamente la stessa).
Ovviamente questo non è un tema di merendine e thè, ma per far capire meglio questo piccolo passaggio ho dovuto allungare il discorso. E' un passaggio fondamentale per chi ha capito la consistenza del principio. NON è stato il tempo a dire "alle 4 c'è la merenda" ma l'uomo nella sua società che ha incontrato una necessità da soddisfare in quel bisogno.
Cosa centra la società? Lavorare la mattina, mangiare il pomeriggio e fare un riposino o giocare i primi del pomeriggio lo fanno quasi tutti credo. Il fisico risente dello sforzo fisico e anche se sta assimilando un pasto già consumato del pranzo si trova a volere ancora più e energia. Questo tratto è spiegato a grandi linee, perché sennò non sarebbe un trattato di italiano ma di fisica biologica. E tutti sanno di che parlo poiché tutti l'han riscontrato sul loro fisico.
La società rapporta a se il tempo. Filosoficamente, è una cosa sconvolgente. Il tempo, giacché inventato dagli uomini, esiste veramente in natura. Ciò che l'uomo ha deviato del tempo è una sua partizione. 24 ore (che non sono veramente mai 24) in un giorno, e differenze per latitudine e longitudine (le diverse ore di differenze tra le nazioni e la durata dei giorni diversa a seconda della distanza dell'equatore, ricordatevi quanto dura un giorno al polo nord) e che ad ogni ora corrisponde per nature psico-fisiche necessità (l'esempi sopra illustrati). Dire che la società in cui viviamo è frenetica, comporta stress e a volte è schiacciante e dir poco. E' la storia (al 90% economica, tra i suoi dilemmi e le sue costrizioni) che ci ha portato qui. Nietzke, gran filosofo tedesco del 900, diceva "il rapporto che deve avere l'uomo con il suo lavoro è di 8 ore al giorno. Le restanti si dividono in 8 per dormire, e 8 per il suo relax".
Ergo, da inizio secolo scorso un uomo aveva capito cosa aveva portato la storia tra gli uomini. La necessità a lavorare a pari passo con 2 necessità psicofisiche di prim'ordine.
Contando la divisione della giornata in 3 parti fondamentali, Nietzke aveva ulteriormente diviso il tempo. Ulteriormente, a favore della società economica (poiché qui si parla del fattore economico più che altro).
Ciò che ora potete constatare sia vero, all'epoca non lo era del tutto. Oltre le disumane forze lavorative consumate allo stremo (li si andava ben oltre le 8 ore, e i sindacati... beh, non credo esistessero) l'uomo aveva poca voglia, poco tempo e pochi soldi per soddisfare il suo relax. Anzi, probabilmente dormiva anche meno. Ma questa è la loro storia, non la nostra.
E' vero, una volta non era cosi importante il tempo. Ci si chiudeva in fabbrica per 12/14 ore, si andava a casa, si mangiava e si dormiva. Che altro puoi fare?
Oggi è totalmente diverso. I ritmi sono cambiati e si sono ampliati con una crescita economica oltre ogni limite. La società è frenetica e noi con lei. Misuriamo il nostro tempo a puntino cercando di stabilire e programmare al meglio una giornata.
A volte ci dimentichiamo il nostro futuro per star dietro al presente.
A volte 24 ore passano più velocemente o lentamente del previsto.
Ma ora devo lasciarvi: il mio tempo per questo pensiero è finito, altri me ne attendono e ho così poco per pensarci, a volte."

Storie per: Stasera è stata una notte agitata, un vento che tira quanto una bufera, gocce di pioggia sul parabrezza e Alex Britti con la sua canzone "Oggi sono io" a palla, che vi consiglio caldamente. Ma queste frasi sono piene di forse, per cui dovrò focalizzare bene il motivo da solo. Dico solo grazie a chi ha prestato malvolentieri la sua spalla :) Past Photo Mai provato la sensazione, guardando una foto, di tristezza immensa? Quella cosa si chiama NOSTALGIA. Non l'ho spiegato granche bene lo ammetto, ma in linea di massima, l'uomo o donna che sia fa queste divisioni. Ovviamente secondo il mio modesto parere. Sapete perché vi ho raccontato questo? Perché, nolente o piangente, è sempre un RICORDO. Potete piangere veramente quanto vi pare, ma se non dite con convinzione "questa cosa NON DOVEVA succedere" ma lo dite solo perché è finito il ricordo, perché sentite di non potervi più aggrappare a qualcosa "andato perso"... questa non è un esperienza, è una fuga dalla realtà. Bella vita di merda, a pensarci bene. "Voglio tornare indietro" penso, "voglio tornare indietro, non pensare a tante stronzate, vivere senza pensieri, ridendo e scherzando come un bambino". "E agli altri che cambia?" Una frase di un tenero bimbo di 11/12 anni forse. Carino vero? Inutile dire che smisi anche di pensare ad una sorta di Dio. Penso ancor oggi che ci sia un essere superiore, e questo basta e avanza. Avanza quando bestemmio: lo faccio con ilarietà e volendo cercare di infuriare un Dio a cui non credo per farlo venire allo scoperto. Presente San Tommaso? Se non vedo... In fondo, quel che ho semplicemente voluto dire qui, è che viviamo. Non possiamo farne a meno, e chi ne fa a meno è pazzo e mal aiutato dai suoi vicini. Non ha una seconda possibilità. L'ho fatto io, e un altro giorno vi spiegherò perché, lo potete fare anche voi. Con questo la lezione stasera è finita gente. Ho voluto ricordare (RICORDARE) a delle persone che sentono che non valgono un cazzo che anche loro valgono. Fate mente locale e capirete perché :) Ricordate che non è l'uomo che gira intorno al mondo, ma viceversa. Questo già per farvi capire che siete importanti solo a livello di metafora :) "La vita è una sola. A piangere si deve piangere sempre, sorridere non è sempre così facile. Ti pesa regalare un sorriso?" E Dio, l'essere a cui non credo se non in forma di megalomania indiretta, sa quanto possano essere vere queste parole, specie per chi mi conosce.
chi crede di non valere un cazzo,
chi ammette una sua inferiorià
chi è schiacciato da ricordi e non ne vuole uscire.
Così son rientrato a casa versando un poco alla volta qualche calda lacrima sulla guancia.
Oggi ero triste, depresso si può dire. E non credo nemmeno ora di aver trovato una sorta di motivo, ma posso intuirlo con la noia di oggi: mi son sentito solo nel tempo che passa.
Buffo no? Una persona come me che conosce veramente un sacco di gente, lo devo ammettere. Eppure capita. Eppure una volta non ero così, anzi. Forse ho stravolto troppo la mia vita negli ultimi anni e mi si sta ritorcendo contro.
Stasera invece voglio raccontare una filosofia di vita vissuta, e forse capire pian piano, post per post, chi è chi scrive e perché è diventato così ora.
E che sia di aiuto a tutti
la nostalgia è uno degli effetti stronzi dei ricordi. E' l'effetto benevolo.
Ho sempre diviso il passato in 2 divisioni ben distinte: i RICORDI sono le belle e forti emozioni, le ESPERIENZE son quelle brutte, stronze e bastarde che ti segnano. Una stupida divisione in bianco e nero delle nostre emozioni che, se ci fate caso, non possono essere veramente distinte con altre sfumature. Una cosa o ce la ricordiamo perché poteva andare meglio (e quindi la mettiamo sotto le ESPERIENZE dicendo "la prossima volta farò così") o ce la ricordiamo perché poteva andare peggio (e lì diremmo "meno male che ho fatto così" tirando quel lieto sospiro di sollievo ogni volta che penseremo a quel RICORDO, poiché è stato comunque una cosa felice).
Ma torniamo pure alla nostalgia. La nostalgia è quella cosa che ti vien dentro quando prendi atto di un RICORDO. Ma è una sensazione a doppio senso. Pensate ad una persona a voi cara che purtroppo vi ha lasciato. Pensate solo ai momenti più belli. Perché iniziate a piangere allora? La nostalgia è un fatto benevolo, perché deriva sostanzialmente da un RICORDO, ma un ricordo che finisce in maniera infelice, come questa persona ora non più presente.
Ma non è un ESPERIENZA. Non può essere paragonata a tale, perché non abbiamo appreso niente da quest'attimo di infelicità.
Eh si, la nostalgia è così, capace di trasformare qualcosa in maniera molto brusca.
Vivere provoca dolore, bisogna ammetterlo. Nasci piangendo, muori piangendo o te o i tuoi familiari vicini. Vai avanti a ricordi, a esperienze, alla bastarda nostalgia che riesce ad incalzare ricordi e a farli appassire (anche se si spera sempre momentaneamente, ma non è sempre così).
Io odio le foto. Mi provocano TUTTE irrimediabilmente nostalgia.
Ciò in fondo, è anche sbagliato. I bambini hanno pensieri: mangiare, dormire, andare in bagno, giocare. Eh, che stress.
Come si chiama questa, fuga dalla realtà?
Una volta ho pensato anche di suicidarmi onestamente. Ma un pensiero da bimbo. Fui fortunato perché quella volta capì già quello che era una vita sociale:
Capire a 11/12 anni che il mondo vive di egoismo. Bello. Stupendo, oserei dire. Tanto che me ne son sempre vergognato a parlarne.
Il brutto di me dentro questa lezione di vita di oggi, è ho 2 difetti: conoscere molte persone e avere tanta nostalgia del passato.
La seconda la capire, la prima mettetela in relazione alla seconda. Alla mia cena di 20 anni ho voluto invitare una 20ina di persone. Alla mia festa di 18 erano in 150. E ne mancavano anche altri.
Se mi prende un attacco di nostalgia pesante , rimando in depressione per 3 giorni o mi buco con un detersivo.
E per chi, dopo tutto questo discorso può OSARE di venire a dire "'è semplice, non hai le palle", si mettesse davanti ad uno specchio e che dica "io questi ragionamenti non ne ho mai fatti". Sperate solo che non esista la fata di Pinocchio o vi ritrovate un arbusto al posto non del naso, ma di tutto.
Chi di voi che sta leggendo pensa che la sua vita sia di merda? Pensi ai suoi vicini, a come possano dargli una mano e si metta in riga.
E chi vi dice che non valete un cazzo, è il primo a dover esser trattato come una merda. Chissà, forse serviva anche a me fare un po di mente locale, chi lo sa mai...
In tanti anni son riuscito solo a farmi una VERA filosofia di vita:
